Proposta di concerto – Massimo Perciaccante

 

La Fantasia per pianoforte

 

 

R. Wagner:                 Fantasia in Fa diesis Minore           27’

 

W. A. Mozart            Fantasia K. 475 in Do Minore         10’

 

F. Chopin                  Fantasia in Fa Minore op. 49           14

 

A. Scriabin                Fantasia in Si Minore op. 28             9’

 

M. de Falla               Fantasia Bética                                   12’

 

F. Martin                  Fantasia su ritmi di Flamenco            10’

 

 

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LA FANTASIA

 

 

Il filo conduttore del programma proposto è la fantasia nei diversi periodi della storia della musica e nei protagonisti, che di volta in volta ne hanno determinato la “forma” e definito il carattere. Il termine ha  subito, nel corso dei secoli, cambiamenti di significato anche notevoli, in relazione alle epoche ed ai compositori che lo hanno usato. A dispetto di quanto il concetto di fantasia possa far ritenere, in origine (nel ‘500) indicava una forma strumentale “liberamente” imitativa, analoga al ricercare. Si trattava quindi di una libertà all’interno di rigidi procedimenti contrappuntistici, basti pensare che sarà proprio la forma del ricercare a confluire, nel corso del XVII sec., in quella assai rigorosa della fuga.

Ma già dalle sue origini, un’altra accezione del termine lo riferiva ad un pezzo di carattere brillante, improvvisato a mo’ di preludio, riservato per lo più a strumenti a tastiera o a pizzico. La fantasia, simile in questo alla toccata, sarà poi utilizzata da Bach spesso in sostituzione del preludio alla fuga.

Nel ‘600 è con compositori come Frescobaldi, Purcell e lo stesso Bach che acquista il carattere di pezzo in cui si alternano diversi episodi concatenati logicamente, ossia passi armonici non imitativi e passi virtuosistici in stile recitativo.

La contrapposizione, quindi, tra rigore compositivo e (relativa) libertà formale, non sta nella presenza o mancanza di forma, che è sempre necessariamente costitutiva dell’opera d’arte stessa (in quanto organizzazione razionale del pensiero musicale che ne è la sostanza), bensì nella assenza di un’architettura complessiva fissa e prestabilita, che permetta di incasellarla in un genere piuttosto che in un altro. Mozart o Beethoven usano il termine quasi nel senso di “libera” sonata, mentre in Bach, come già detto, costituisce spesso un preludio alla fuga. Più oltre negli anni, soprattutto con Liszt assume il significato di parafrasi su melodie popolari o temi tratti da altre composizioni, fino ad arrivare all’accezione tuttora in uso in Italia per indicare suites di melodie d’opera lirica in uso nei concerti bandistici.

  

La Fantasia in Fa# min. di Wagner fu scritta a Lipsia nel 1831 (pubblicata solo nel 1905). Presenta una struttura di ampio respiro, influenzata certamente da Beethoven e dalla struttura dell’opera italiana. Di vocazione drammaturgica, Wagner fu infatti irretito dall’alternanza di recitativi e sezioni melodiche. Seppure rimane un lavoro giovanile che non brilla rispetto ad altre composizioni pianistiche, questa fantasia può renderci idea dell’influenza che la struttura operistica italiana ebbe su chi come Wagner,  trasformerà in maniera radicale il concetto di Opera. Per la naturalezza della melodia e il senso della cantabilità è impossibile non pensare a Bellini, da cui il tedesco fu sempre affascinato.

La Fantasia in Fa min. op. 49 di Chopin, scritta nel 1841, rientra, insieme ai 4 Scherzi, alle 4 Ballate, alle 2 Sonate op. 35 e op. 58 e alla Polacca-Fantasia op. 61, fra i suoi lavori di più ampio respiro architettonico. In queste ultime opere (l’ultimo periodo compositivo si fa iniziare in genere dall’op. 39), sembra quasi che un qualsiasi raggruppamento di note, di preferenza costruito su un intervallo di 4a, gli sia sufficiente per dare inizio ad un gioco, apparentemente intellettualistico, ma fertile. Da questo materiale scarno scaturiscono tensioni sempre vive, sostenute da una timbrica cangiante, prova di capacità compositive ormai somme. Da un punto di vista strutturale l’op.49 risale all’influenza sonatistica poiché, nonostante appaia costituita da un solo movimento, è in realtà ripartita nei consueti allegro-adagio-allegro. Dopo un tempo di marcia che sfocia nel tema, un interludio di calma apparente caratterizzato da sonorità quasi liturgiche ci trasporta nella ripresa in una serie di tensioni che solo nei due accordi finali troveranno effettiva risoluzione.

Sulla soglia dell’anno 1900 si colloca la Fantasia in Si Minore op. 28 di Skrjabin. Può essere considerata una sintesi della sua produzione pianistica fino a questo punto e al tempo stesso un congedo dal clima romantico. Russa nell’accezione più completa del termine, questa fantasia riproduce il senso di grandiosità in sonorità ampie che raramente raggiungono il pianissimo; il secondo tema è poi la rappresentazione stessa dell’anima russa, malinconica ed eroica allo stesso tempo.

La succesiva composizione per pianoforte sarà del 1903 (la 4a Sonata) e segnerà l’ingresso di Skrjabin in una nuova dimensione compositiva rivelata anche esteriormente dalla distribuzione, per la prima volta, della materia sonora su tre pentagrammi.

La Fantasia bética (1919) di De Falla ha la funzione di stacco fra due epoche. Compendio pianistico della musicalità andalusa che ha alimentato i due balletti precedenti (Provincia Baetica chiamavano i Romani l’Andalusia) nello stesso tempo preannuncia il congedo che l’artista sta per prendere da questa regione, dove proprio in quegli anni l’uomo, per contro, si trasferisce: nel 1920 stabilì la sua residenza a Granada. Ma se a Granada si interessò del Flamenco e del canto popolare è pure l’epoca in cui più attivamente venne interessandosi alle esecuzioni dell’antica musica spagnola. Nella Fantasia bética albeggiano appena questi nuovi orizzonti. Comincia a delinearsi il senso dell’arte di De Falla come un cammino severo verso un ideale di perfezione ascetica, una costante elevazione attraverso la rinuncia. Questo lavoro preannuncia, senza ancora attuarla, l’emigrazione interna del compositore dal folklore andaluso a quello castigliano, cioè da un costume esuberante, sfarzoso, a un costume severo, assoggettato ad una rigida disciplina di controllo interiore. Il carattere selvaggio di questo pezzo scritto per il pianista Arthur Rubinstein, è intuibile fin dalle prime battute; non sono rari i richiami alla Sagra della Primavera di Stravinskij, così come appaiono chiare le delicate tinte debussiane, e il canto popolare spagnolo. Capolavoro indiscusso della musica pianistica iberica, la Fantasia bética è la sintesi quindi di atteggiamenti opposti che solo un genere come la fantasia poteva accogliere e amalgamare in sé.

Intrisa di carattere spagnoleggiante è la Fantasia su ritmi di Flamenco che Frank Martin, prolifico musicista svizzero, compose nel 1973.

 

 

 

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Repertorio solistico

I. Albeniz

 Tango (trascr. di L. Godowsky)

 

J. S. Bach

Preludi e fughe nn. 1,2,5,9,10,11,13,14,20,21  Vol.1

 Preludi e fughe nn.1,6,11,12,15,20,24             Vol.2

 Toccata in Re maggiore BWV 912

 Toccata in Re minore BWV 913

 Suite inglesi n. 2,4

 

L. Beethoven

 Sonata op.27 n.2 (Al chiaro di luna)

Sonata op.31 n.3

 Sonata op.53 (Waldstein)

 Sonata op.111

 

J. Brahms

 Raspodie op.79

 Rapsodia op.119 n.4

F. Chopin

Studi op.10 tutti

 Studi op.25 nn. 1,2,4,5,7,9,11,12

Sonata op.58

Sonata op.4

 Ballate nn. 1,4

Scherzi nn.1,2

 Polacche op.44  op.53

Improvvisi nn. 1,2

 Bolero

Valzer op.18, op.34 n.1, op.42, op.64, op.70 n.1

 Mazurche op.6, op.41 n.2, op.68 n.2

 Notturni op.72 n.1, op. post in do minore 

M. Clementi

Sonate Op.1

 

L. Dallapiccola

 Sonatina canonica

 

C. Debussy

 Studio "Pour les octaves"

Estampes

 Suite bergamasque

 

M. De Falla 

 Fantasia Bética

 

 

G. Gershwin

Rapsodia in Blue

 Tre preludi

  Songs

                                 

 

L. Godowsky

Trascr. per sola mano sinistra dello Studio Op. 10 n.3 di Chopin

 /Strauss: Parafrasi da concerto dal Fledermaus

E. Granados

da Goyescas:  Los requiebros

Coloquio en la Reja

El fandango de Candìl

Quejas o la Maja y el ruisenor

 

F. Liszt

 Consolazioni

Mephisto Waltz

Benédiction de Dieu dans la solitude

Rapsodie ungheresi n. 2,5,6

Studi trascendentali n.7 (Eroica) n.8 (Caccia selvaggia)

/Wagner: parafrasi dai Meistersinger di Norimberga

 

F. Martin

 Fantasia su ritmi di flamenco

 

 

    F. Mendelssohn

 Variations serieuses Op.54

 

M. Moszkowsky

Studi Op.72 nn.1,6

 

W. A. Mozart

Sonata K.279

Sonata K.310

Sonata K.331

 

M. Mussorgsky

 Quadri d'un esposizione

 

S. Prokofiev

Sonata Op.14 n.2

 Toccata Op.11

 

S. Rachmaninoff

 Preludio Op.23 n.5

 

M. Ravel

 Le tombeau de Couperin

 Sonatine

 

Scarlatti

  5 Sonate

 

F. Schubert

Improvvisi Op.90

 

R. Schumann

Papillons

 Toccata Op.7

 Phantasiestucke Op.12

Novelletta Op.21 n.1

 

A. Scriabin

 Polacca Op.21

Fantasia Op. 28

 

 

I. Stravinsky

Studio in Do minore

 

R. Wagner

Fantasia in Fa diesis Minore

 

C. M. von Weber

 Invito alla danza Op.65

 

 

                                                                                

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Repertorio con orchestra

 

G. Gershwin

 Rapsodia in Blue

 

 

W. A. Mozart

  Concerto in La maggiore K488

          Concerto K467

 

S. Rachmaninoff

  Concerto Op.18

                                              

 

 

 

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